Fontana dei Libri

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  © Photo Massimo Gaudio Fontana dei Libri Nel 1927 l'arcchitetto Pietro Lombardi, che vinse il concorso per la costruzione della Fontana delle Anfore nel rione Testaccio, ricevette dall'amministrazione comunale l'incarico della costruzione (oltre alla Fontana degli Artisti ) di una fontana che rappresentasse il rione Sant'Eustachio. Egli riuscì ad unire due elementi molto rappresentativi del posto. Il primo è quello della testa di cervo, simbolo del rione che rappresenta il momento in cui il santo incontrò prima di convertirsi, il cervo durante una battuta di caccia che, arrivato davanti un burrone si girò verso di lui e tra le corna apparve una croce luminosa con la figura di Gesù. L'altro elemento rappresentativo del rione sono i libri che fanno riferimento all'università della Sapienza sul cui muro la fontana è addossata. La Fontana dei Libri si trova in via dei degli Staderari, tra Palazzo Carpegna e la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza all'interno

Appartamento del '700 in Palazzo Barberini

Principessa Cornelia Costanza Barberini
Roma è un grande scrigno dove al suo interno si trovano tantissimi gioielli, tutti di rilevanza storica ed artistica. Uno di questi gioielli si trova all'interno di Palazzo Barberini che già di per sé è un gioiello di architettura barocca, dove architetti del calibro di Carlo Maderno prima, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini poi, hanno prestato le loro arti affinché si arrivasse allo splendore che vediamo oggi.
Al secondi piano del palazzo, si trova l’appartamento che tra il 1750 ed il 1770 fu fatto finemente decorare ed arredare dalla principessa Cornelia Costanza Barberini e dal consorte, il principe Giulio Cesare Colonna di Sciarra. Le stanze dell’appartamento hanno la caratteristica di avere i soffitti molto più bassi rispetto al resto delle altre sale del palazzo, si ha la sensazione di un ambiente raccolto e molto intimo, proprio quello che la principessa Costanza aveva pensato per la sua famiglia e per i suoi ospiti. E’ stato abitato dalla famiglia Barberini fino al 1955 nonostante il palazzo sia diventato di proprietà dello Stato italiano già nel 1949. L’accesso agli appartamenti, è consentito soltanto su prenotazione e soltanto accompagnati da una guida che durante la visita oltre a mostrare le stanze, con molta bravura racconta la vita che si svolgeva al suo interno all’epoca in cui i principi vi vivevano.
Si inizia la visita al contrario, nel senso che non si accede ad esso dall’ingresso dell’appartamento servito dallo scalone disegnato dal Borromini, ma da una sala da pranzo con le pareti dipinte con motivi floreali ed ovali che richiamano forse dei finti specchi, i quali vengono interrotti negli angoli da angoliere ruotanti che permettevano l’ingresso delle vivande. Nella stanza c’è una appendice contenente una colonna con sopra un busto della principessa Costanza che poi è l’unica traccia di Lei visibile nell’appartamento. La stanza successiva si chiama Stanza delle Marine dove nelle pareti si trovano affreschi riferiti alla vita marittima. Il difficile restauro di questi affreschi, è dovuto dal fatto che la stanza fosse destinata come fumoir, quindi a causa del fumo del tabacco e dei bracieri per riscaldare la stanza, si sia creato un velo compromettendo i colori degli stessi.
Sala da pranzo
Sala da pranzo
Stanza delle marine
Stanza delle marine
Uscendo dalla stanza e dopo alcune scale, si arriva alla Galleria d’angolo dalla quale ci si affaccia attraverso delle porte finestre sul giardino sottostante. La galleria è finemente affrescata in stile rococò sia nella volta che nelle pareti, dove motivi floreali, stucchi dorati e porte finemente dipinte con paesaggi, rendono l’attraversamento sereno fino alla prossima stanza che prende il nome dalle sete che si trovano nelle pareti. Il Salotto delle sete, questo è il nome, era destinato all’intrattenimento degli ospiti, i quali avevano la possibilità di ammirare paesaggi esotici dipinti sulle sete che sono presenti su tutte le pareti della stanza.
Galleria d’angolo
Galleria d’angolo
Salotto delle sete
Salotto delle sete
L’alcova, nella stanza a fianco, era riservata agli sposi. Le pareti sono spoglie, ma alla fine della stanza è presente un bellissimo baldacchino formato da colonne, legni dipinti e dorati. La prossima stanza ha una doppia funzione: cappella e salotto. Nella cappella “a scomparsa”, è presente un piccolo altare ligneo dove poter pregare e nel caso ci fossero degli ospiti in arrivo, bastava chiudere le ante per nasconderlo e farlo diventare un salotto.

L’alcova
L’alcova
cappella e salotto
cappella e salotto
cappella e salotto
Forse una delle stanze più rappresentative di tutto l’appartamento, è quella del Salone delle battaglie dedicato ai fasti della famiglia Colonna. Sulle pareti sono raffigurate le gesta dei Colonna come ad esempio la difesa di papa Clemente VII a Castel Sant’Angelo da parte di Stefano Colonna durante il sacco di Roma effettuata dai Lanzichenecchi, il mancato martirio che avrebbe dovuto subire il cardinale Giovanni Colonna da parte dei mussulmani in Terra Santa, papa Pio V che nomina Giulio Cesare Colonna (avo del marito della principessa Costanza) principe di Palestrina e molte altre storie dipinte da Niccolò Ricciolini e Domenico Corvi, infine sull’ampia volta sono stati raffigurati quattro continenti: Europa, Asia, Africa ed America.
Salone delle battaglie
Salone delle battaglie
Salone delle battaglie
La visita prosegue nella stanza accanto dove c’è la vera e propria cappella. Sotto una finta cupola illuminata, è presente un altare con sopra una immagine della Madonna col Bambino. Nella stessa sala si trova un trono e delle tavole decorate con paesaggi veneziani ma di fattura romana che servivano ad oscurare la luce delle finestre. Prima della fine della visita si incontrano vari secretaire ed una carrozzina in legno di epoca più recente, utilizzata molto probabilmente per far giocare i bambini nel giardino.

Cappella
Cappella
Secretaire
Carrozzina in legno
Alla fine della visita durata una mezz’ora circa, mi è rimasta una piacevole sensazione, come un tuffo nel passato visto che in quel luogo è rimasto tutto (o quasi) come due secoli e mezzo fa.

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