Villa Aldobrandini

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   © Photo Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e via Panisperna anche se l'accesso ai giardini aperti al pubblico si trova in via Mazzarino. Per arrivare a quello che ricorda un giardino pensile con uno spettacolare affaccio panoramico su largo Magnanapoli, si deve salire su per una scalinata che passa attraverso dei ruderi dell'Antica Roma risalenti alla fine del I secolo. La villa risale alla metà del '500, quando monsignor Giulio Vitelli acquistò una vigna con alcuni edifici a Monte Magnanapoli. La proprietà che si estendeva fino ad arrivare al Quirinale, passò nel corso dei secoli prima al figlio che la rivendette a papa Clemente VIII, il quale la donò al cardinale Pietro Aldobrandini. Quast'ultimo diede il compito all'architetto Giacomo della Porta di abbellire la proprietà. La villa fu così arricchita di fontane, sedute, vasi, statue di alberi ad alto fusto in parte ancora

Caravaggio e Caravaggisti nelle nuove sale di Palazzo Barberini

Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini - Roma
La Galleria Nazionale d'Arte Antica a Palazzo Barberini di Roma, lo scorso Dicembre ha riaperto al pubblico alcune sale dell'Ala nord chiuse per qualche mese a causa di un restyling. A quelle già esistenti se ne sono aggiunte altre che prima d'ora non venivano utilizzate, bellissima quella dove si trova una teca con all'interno lo splendido altarolo di Annibale Carracci. Vorrei soffermarmi però su quattro sale dedicate a Caravaggio e i caravaggisti che hanno seguito lo stile del maestro, sia durante che dopo la sua morte.
Cominciamo dalla Sala 24 (Caravaggio 1), dove al suo interno è esposto uno dei capolavori del pittore milanese Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610): Giuditta e Oloferne, indiscussa meraviglia del maestro eseguita intorno al 1600 che con la sua cruda visione, rappresenta uno dei momenti più concitati della scena narrata nel libro biblico. Il maestro, durante il suo periodo di permanenza a Roma, venne adocchiato da uno dei suoi avversari artistici, il pittore romano Giovanni Baglione (Roma 1566 - 1643), che tra emulazioni ed invidie, crea opere di forte impatto caravaggesco come Amor sacro e amor profano del 1602. Di Carlo Saraceni (Venezia 1578/83 - 1620), trovano spazio nell'esposizione della Sala ben due dipinti. Sono due olio su tela che rappresentano la Madonna col Bambino e sant'Anna, pala d'altare datata tra il 1610 e 1611, e Santa Cecilia ed un angelo del 1610 inerente il tema musicale con la santa patrona della musica. 
Nella sala ci sono altri due dipinti del pittore romano Orazio Borgianni (Roma 1578 - 1616). Il primo riguarda la Sacra Famiglia con santa Elisabetta, san Giovannino ed un angelo realizzato tra il 1609 e il 1910, dove sono presenti alcuni riferimenti dello stile di Caravaggio come la tenda rossa, lo sfondo buio e la luce proveniente dall'alto. Il secondo è un suo Autoritratto risalente al 1615 circa, dove non ci sono riferimenti di lui come pittore ma solo un ritratto in posa.


Sala 24 - Caravaggio 1

Sala 24 - Caravaggio 1

Sala 24 - Caravaggio 1

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giuditta e Oloferne (1600 ca.) Olio su tela

Giovanni Baglione, Amor sacro e amor profano (1602) Olio su tela

Carlo Saraceni, Madonna col Bambino e sant'Anna (1610-1611) Olio su tela

Carlo Saraceni, Santa Cecilia ed un angelo (1610) Olio su tela

Orazio Borgianni, Sacra Famiglia con santa Elisabetta, san Giovannino ed un angelo (1609-1910) Olio su tela

Orazio Borgianni, Autoritratto (1615 ca.) Olio su tela

Dalla Sala appena visitata, si passa alla Sala 25 (Caravaggio 2) dove sono raccolte opere degli artisti che hanno seguito l'impronta lasciata da Caravaggio. Le prime due si trovano una accanto all'altra e sono tutte e due dello stesso pittore proveniente dalla Spagna ma che poi ha scelto Napoli come sua dimora fino alla fine dei suoi giorni. Jusepe de Ribera detto anche Lo Spagnoletto (Xàtiva 1591 - Napoli 1652), abbracciò lo stile caravaggesco dopo la permanenza del maestro nella città partenopea. Nella sala è esposto un ritratto di San Gregorio Magno realizzato tra il 1614 ed il 1615, nell'atto di scrivere le sue opere grazie alla dettatura dello Spirito Santo, in questo caso raffigurato dalla colomba alle sue spalle. L'altro dipinto si intitola Negazione di Pietro realizzato tra il 1615 ed il 1616. Pietro, nella drammaticità della scena dipinta dall'artista, rilegato al lato della scena stessa, si nega di essere seguace di Gesù dopo essere stato additato.
L'artista francese Simon Vouet (Parigi 1590 - 1649), forte sostenitore del caravaggismo durante la sua permanenza in Italia, prese sicuramente spunto dal dipinto del Caravaggio che si trova nei Musei Capitolini di Roma intitolato La buona ventura. Vouet in questa sua versione del 1617, rispetto al Merisi aggiunse un personaggio che si trova alla spalle del malcapitato che, nell'atto di sottrargli il denaro, ci guarda dritti negli occhi rendendoci così suoi complici. L'ultimo dipinto della Sala non ha un preciso autore. The Candlelight Master, ovvero il Maestro del lume di candela, potrebbe essere identificato come Trophime Bigot (Arles 1579 - Avignone 1650) oppure Jacomo Massa, tutti e due attivi nei primi decenni del seicento ed entrambi affascinati dal caravaggismo. Il titolo dell'opera è Vanitas dove sono stati inseriti i simboli che riguardano bene o male la nostra vita, come ad esempio la giovane ragazza che con l'indice tocca il teschio sul tavolo, la bilancia, la clessidra con sopra una fiammella accesa riflessa nello specchio. Simboli che devono farci riflettere.


Sala 25 - Caravaggio 2

Sala 25 - Caravaggio 2

Jusepe de Ribera, San Gregorio Magno (1614-1615) Olio su tela

Jusepe de Ribera, Negazione di Pietro (1615-1616) Olio su tela

Simon Voet, La buona ventura (1617) Olio su tela

The Candlelight Master, Vanitas (1630-1635) Olio su tela

Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini - Roma
La Sala 26 (Caravaggio 3) raccoglie al suo interno cinque dipinti. Cominciamo con il dipinto di Caravaggio dal titolo San Francesco in meditazione, un olio su tela del 1606. Di fianco alla sua sinistra nella stessa parete, si trova un'altro dipinto, un olio su tela che come il precedente riprende uno dei momenti della vita del santo eseguito da Orazio Gentileschi (Pisa 1563 - Londra 1639) tra il 1612 ed il 1613 dal titolo San Francesco e l'angeloContinuando in senso antiorario, troviamo nella parete di fianco il dipinto di uno degli artisti che più si avvicinava al modo di dipingere del maestro, il pittore lombardo Bartolomeo Manfredi (Ostiano 1582 - Roma 1622) che con un olio su tela realizzato negli ultimi anni della sua vita, ha voluto raffigurare Bacco con bevitore. A seguire troviamo un olio su tela dipinto di Bernardo Strozzi (Genova 1581 - Venezia 1644) dal titolo Elemosina di san Lorenzo (1615-1620) ed infine, nella parete accanto a sinistra, un'altro olio su tela del pittore senese Astolfo Petrazzi (Siena 1580 - 1653) dal titolo Amore vincitore.

Sala 26 (Caravaggio 3)


Sala 26 (Caravaggio 3)


Sala 26 (Caravaggio 3)

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco in meditazione (1606) Olio su tela

Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto dall'angelo (1612-1613) Olio su tela

Bartolomeo Manfredi, Bacco e un bevitore (1921-1922) Olio su tela
  
Bernardo Strozzi, Elemosina di san Lorenzo (1615-1620) Olio su tela

Astolfo Petrazzi, Amore vincitore (1625-1630) Olio su tela
Alla fine del percorso delle quattro Sale dedicate ai dipinti di Caravaggio e dei caravaggisti, troviamo una grande Sala espositiva che contiene al suo interno ben undici dipinti. E' stato possibile riunire così tanti dipinti grazie allo stand centrale frutto della ristrutturazione. A proposito della ristrutturazione, ho trovato molto interessante l'applicazione di didascalie contenenti i dati di riferimento ed una descrizione sia in italiano che in inglese sull'opera stessa.
Caravaggio con il suo stile per lo più drammatico nelle rappresentazioni scenografiche, coinvolse molti pittori dell'epoca sia in territorio italiano che straniero. Molti di essi fecero proprio quello stile modificandolo secondo le loro esigenze e crebbe la voglia di effettuare ritratti, rappresentazioni religiose, scene tratte dai libri sacri e molto altro ancora utilizzando la tecnica cosi detta a lume di candela, utilizzata in particolar modo dai pittori dei paesi del nord Europa. Alcuni di loro li ritroviamo nei dipinti esposti nella Sala come ad esempio Mathias Stomer (Paesi Bassi 1600 - Sicilia 1650) con il suo Sansone e Dalila del 1630, Hendrick Terbruggen (Paesi Bassi 1588 - 1629) con Il Concerto, un olio su tela del 1629, Michael Sweerts (Belgio 1618 - India 1664) con L'artista nel suo studio del 1650, Trophime Bigot (Francia 1579 - 1650) con San Girolamo un olio su tela del 1625. Ci sono ben tre grandi dipinti di un'altro pittore francese Valentin De Boulogne (Francia 1591 - Roma 1632). Il primo dei tre olio su tela si intitola Il giudizio di Salomone (1627-1630), il secondo si intitola La cacciata dei mercanti dal tempio (1618-1622) mentre il terzo è lo splendido capolavoro L'ultima cena (1625-1626).
Anche gli artisti italiani hanno all'interno della Sala il loro posto d'onore. Cominciamo con l'olio su tela Incoronazione di spine (1615) attribuito pittore bolognese Lionello Spada (Bologna 1576 - Parma 1622). L'altro italiano è Giovanni Serodine con San Pietro e san Paolo condotti al martirio realizzato tra il 1625 ed il 1626, a seguire troviamo un olio su tela intitolato Vanitas del pittore romano Angelo Caroselli (Roma 1585 - 1552) realizzato tra il 1620 ed il 1625.
Siamo arrivati all'ultimo dipinto, non perché sia meno importante degli altri, ma perché merita una adeguata riflessione. Visitando il museo nei tempi passati, ero convinto che il dipinto intitolato Allegoria della pittura, un olio su tela realizzato tra il 1630 ed il 1635, fosse del pittore francese Simon Vouet. Con mia somma meraviglia, nella didascalia attuale il dipinto è sotto il nome di Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1653). Nel dipinto sono raffigurate due persone: una donna ed un uomo. La prima potrebbe essere identificata come Artemisia, mentre il secondo visto i tratti somatici potrebbe essere identificato come Simon. La prima dipinge il secondo, quindi la domanda è: il dipinto lo ha realizzato chi dipinge oppure lo ha realizzato chi viene ritratto?

Sala 27, Caravaggisti

Sala 27, Caravaggisti

Sala 27, Caravaggisti

Sala 27, Caravaggisti

Mathias Stomer, Sansone e Dalila (1630)

Hendrick Terbruggen, Il Concerto (1629) Olio su tela

Michael Sweerts, L'artista nel suo studio (1650)

Trophime Bigot, San Girolamo (1625) Olio su tela

Valentin De Boulogne, Il giudizio di Salomone (1627-1630) Olio su tela

Valentin De Boulogne, La cacciata dei mercanti dal tempio (1618-1622) Olio su tela

Valentin De Boulogne, Ultima cena (1625-1626) Olio su tela 2
Lionello Spada (?), Incoronazione di spine (1615) Olio su tela 2

Giovanni Serodine, San Pietro e san Paolo condotti al martirio (1625-1626) Olio su tela

Angelo Caroselli, Vanitas (1620-1625) Olio su tela

Artemisia Gentileschi (?), Allegoria della pittura 1630-1635) Olio su tela

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