La casa romana di Michelangelo Buonarroti (Serbatoio Gianicolense)

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#artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Serbatoio Gianicolense Anche se il Gianicolo non fa parte dei Sette Colli di Roma ha un fascino tutto suo, dal quale si può ammirare uno stupendo panorama sulla Capitale. C'è una strada, la Passeggiata del Gianicolo, che corre lungo tutto il colle ed accompagna lo sguardo sulla citta dal Faro del Gianicolo fino a Porta San Pancrazio passando per piazza Garibaldi da dove la vista è mozzafiato in qualunque momento, sia di giorno che di notte. Verso la fine del percorso vicino a Porta San pancrazio, prorpio di fonte al monumento a Ciceruacchio, nel 1928 è stato costruito un serbatoio interrato all'interno di un bastione per far fronte alla mancanza di acqua. Per l'occasione si decise di addossare sul muro del serbatoio quella che si presume essere la facciata della casa romana di Michelangelo Buonattoti dove visse dal 1531 in poi. La casa dell'artista si trovava in origine in via Macel de' Corvi che venne demolita per la

L'elefantino berniniano in Piazza della Minerva

A pochi passi dal Pantheon nel rione Pigna, si trova Piazza della Minerva ed al centro di essa è collocata un'opera progettata da Gian Lorenzo Bernini: L'elefantino di Piazza della Minerva, realizzata nel 1667 dallo scultore Ercole Ferrata su disegno del suo maestro.

Tutto inizia dal volere di Papa Alessandro VII della famiglia dei Chigi, che decise di far erigere l'obelisco nella piazza antistante la chiesa della Minerva e per questo progetto molti architetti si proposero con vari progetti. Anche un domenicano, padre Domenico Paglia propose un suo progetto, ma venne bocciato. Il pontefice chiese così al Bernini di presentargli vari progetti e tra i ben dieci diversi progetti proposti da lui e la sua bottega, Alessandro VII scelse quello dell'elefantino che tiene sul dorso l'obelisco. Il progetto fu critica dei domenicani, forse anche di padre Paglia, perché secondo loro il progetto berniniano era contro natura, ovvero che le zampe dell'elefantino da sole non avrebbero potuto sopportare il peso dell'obelisco. Poiché anche il papa supportò la tesi dei domenicani, Bernini si vide costretto ad iserisre sotto il ventre dell'elefantino un un cubo di pietra a sostegno di tutta l'opera. Nella realizzazione tentò di coprire il cubo con una gualdrappa fino al basamento ma non fù sufficiente ed alla fine l'opera risultò appesantita e un po' goffa, tanto che i romani cominciarono a chiamarlo il "Porcino della Minerva", divenuto più tardi "purcino" che in dialetto significa "pulcino" e quindi "Pulcino della Minerva". Bernini forse per vendicarsi dei domenicani, disegnò l'elefante con le terga volte al convento e con la proboscide e la coda che ne accentuavano, con la loro posizione, l'intenzione irriverente ed offensiva.

L'obelisco egizio è uno dei nove che si trovano a Roma ed in origine si trovava nel tempio di Iside in Campo Marzio. Risalente al VI secolo a.C. è in granito rosa con geroglifici sui quattro lati ed ha un'altezza di 5,47 metri. Venne rinvenuto dai domenicani nel loro giardino due anni prima della realizzazione dell'elefantino.




 

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