Fontana della Terrina in piazza della Chiesa Nuova

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  #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Piazza della Chiesa Nuova, Giacomo della Porta, Fontana della terrina (1581-1595) Giacomo della Porta è stato uno degli scultori ed architetti più attivi a Roma. Autore di molte fontane disseminate sul territorio capitolino, ce n'è una che, suo malgrado, ha assunto un aspetto un po' bizzarro. Nel rione Parione, in piazza della Chiesa Nuova su corso Vittorio Emanuele II, si trova la Fontana della Terrina , chiamata così per il suo aspetto che non lascia spazio ad altre interpretazioni. In origine però, il suo aspetto non era questo e non era questa neanche la sua collocazione, infatti si trovava al centro di piazza Campo de' Fiori, da dove nel 1889 fu smontata per fare spazio al monumento a Giordano Bruno. Giacomo della Porta realizzò tra il 1590 ed il 1595 soltanto la vasca marmorea a pianta ovale, collocandola al centro di un bacino più basso rispetto al piano strada per via della scarsa pressione dell'acquedotto dell&#

L'elefantino berniniano in Piazza della Minerva

A pochi passi dal Pantheon nel rione Pigna, si trova Piazza della Minerva ed al centro di essa è collocata un'opera progettata da Gian Lorenzo Bernini: L'elefantino di Piazza della Minerva, realizzata nel 1667 dallo scultore Ercole Ferrata su disegno del suo maestro.

Tutto inizia dal volere di Papa Alessandro VII della famiglia dei Chigi, che decise di far erigere l'obelisco nella piazza antistante la chiesa della Minerva e per questo progetto molti architetti si proposero con vari progetti. Anche un domenicano, padre Domenico Paglia propose un suo progetto, ma venne bocciato. Il pontefice chiese così al Bernini di presentargli vari progetti e tra i ben dieci diversi progetti proposti da lui e la sua bottega, Alessandro VII scelse quello dell'elefantino che tiene sul dorso l'obelisco. Il progetto fu critica dei domenicani, forse anche di padre Paglia, perché secondo loro il progetto berniniano era contro natura, ovvero che le zampe dell'elefantino da sole non avrebbero potuto sopportare il peso dell'obelisco. Poiché anche il papa supportò la tesi dei domenicani, Bernini si vide costretto ad iserisre sotto il ventre dell'elefantino un un cubo di pietra a sostegno di tutta l'opera. Nella realizzazione tentò di coprire il cubo con una gualdrappa fino al basamento ma non fù sufficiente ed alla fine l'opera risultò appesantita e un po' goffa, tanto che i romani cominciarono a chiamarlo il "Porcino della Minerva", divenuto più tardi "purcino" che in dialetto significa "pulcino" e quindi "Pulcino della Minerva". Bernini forse per vendicarsi dei domenicani, disegnò l'elefante con le terga volte al convento e con la proboscide e la coda che ne accentuavano, con la loro posizione, l'intenzione irriverente ed offensiva.

L'obelisco egizio è uno dei nove che si trovano a Roma ed in origine si trovava nel tempio di Iside in Campo Marzio. Risalente al VI secolo a.C. è in granito rosa con geroglifici sui quattro lati ed ha un'altezza di 5,47 metri. Venne rinvenuto dai domenicani nel loro giardino due anni prima della realizzazione dell'elefantino.




 

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