Fontana della Navicella

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  © Photo Massimo Gaudio Fontana della Navicella Nel rione Celio a pochi passi dal Colosseo, si trova piazza della Navicella nella quale si affaccia la basilca di Santa Maria in Domnica, detta anche "in navicula" e dove trova collocazione la Fontana della Navicella . La cronaca riferisce che già dagli ultimi anni del Quattrocento, la piazza assunse questa denominazione per via di una precedente scultura raffigurante una galera romana risalente all'epoca romana, andata persa nel Medioevo e ritrovata in pezzi nelle vicinanze della basilica. Fu papa Leone X nel 1518 a dare l'incarico di realizzarne una copia ad Andrea Sansovino, che pochi anni prima aveva curato il restauro della vicina basilica. La navicella è in marmo bianco ed è stata posta sopra un basamento in travertino che riporta, in corrispondenza della poppa e della prua, lo stemma dei Medici. Il basamento si trova all'interno di un basso bacino di forma ellittica dove è stato realizzato un mosaico in ciott

Pasquino, la statua parlante

 

La statua di Pasquino

A Roma sono celebri le pasquinate, altro non erano che satire in versi, caratteristiche del periodo che andava dal XVI al XIX secolo, dirette a pungere i personaggi pubblici più importanti presi di mira dalla gente comune, primi fra tutti i papi. Il nome deriva da una statua chiamata appunto Pasquino, situata nell'omonima piazza che si trova a pochi passi da piazza Navona addossata alle mura di Palazzo Braschi. Essa fu ritrovata nel 1501 durante la costruzione dell'allora Palazzo Orsini (ora Palazzo Braschi) nello stesso luogo dove si trova ora. Si tratta di un corroso e mutilo gruppo marmoreo, copia di un originale ellenistico pergameno del III secolo a.C. raffigurante probabilmente Menelao, simile all'altra copia che si trova nella Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria a Firenze. Pasquino è la più famosa statua parlante di Roma, chiamate così perché parlava al posto della gente comune che di notte lasciava messaggi anonimi appesi al collo della statua. Ogni mattina le guardie rimuovevano i fogli ma ormai quando accadeva la gente li aveva già letti e la cosa irritava molto i potenti, tanto da far emanare da papa Benedetto XIII un editto dove si prevedeva la pena di morte. L'usanza delle pasquinate cessò con l'annesssione di Roma al Regno d'Italia durante il Risorgimento. Ma non andò del tutto persa la voglia della gente di esprimere i prorpi pensieri, infatti ancora oggi è possibile lasciare le pasquinate non più attaccandole alla statua, ma in una aposita bacheca posta ai piedi di Pasquino.






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