Villa Aldobrandini

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   © Photo Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e via Panisperna anche se l'accesso ai giardini aperti al pubblico si trova in via Mazzarino. Per arrivare a quello che ricorda un giardino pensile con uno spettacolare affaccio panoramico su largo Magnanapoli, si deve salire su per una scalinata che passa attraverso dei ruderi dell'Antica Roma risalenti alla fine del I secolo. La villa risale alla metà del '500, quando monsignor Giulio Vitelli acquistò una vigna con alcuni edifici a Monte Magnanapoli. La proprietà che si estendeva fino ad arrivare al Quirinale, passò nel corso dei secoli prima al figlio che la rivendette a papa Clemente VIII, il quale la donò al cardinale Pietro Aldobrandini. Quast'ultimo diede il compito all'architetto Giacomo della Porta di abbellire la proprietà. La villa fu così arricchita di fontane, sedute, vasi, statue di alberi ad alto fusto in parte ancora

Pasquino, la statua parlante

 

La statua di Pasquino

A Roma sono celebri le pasquinate, altro non erano che satire in versi, caratteristiche del periodo che andava dal XVI al XIX secolo, dirette a pungere i personaggi pubblici più importanti presi di mira dalla gente comune, primi fra tutti i papi. Il nome deriva da una statua chiamata appunto Pasquino, situata nell'omonima piazza che si trova a pochi passi da piazza Navona addossata alle mura di Palazzo Braschi. Essa fu ritrovata nel 1501 durante la costruzione dell'allora Palazzo Orsini (ora Palazzo Braschi) nello stesso luogo dove si trova ora. Si tratta di un corroso e mutilo gruppo marmoreo, copia di un originale ellenistico pergameno del III secolo a.C. raffigurante probabilmente Menelao, simile all'altra copia che si trova nella Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria a Firenze. Pasquino è la più famosa statua parlante di Roma, chiamate così perché parlava al posto della gente comune che di notte lasciava messaggi anonimi appesi al collo della statua. Ogni mattina le guardie rimuovevano i fogli ma ormai quando accadeva la gente li aveva già letti e la cosa irritava molto i potenti, tanto da far emanare da papa Benedetto XIII un editto dove si prevedeva la pena di morte. L'usanza delle pasquinate cessò con l'annesssione di Roma al Regno d'Italia durante il Risorgimento. Ma non andò del tutto persa la voglia della gente di esprimere i prorpi pensieri, infatti ancora oggi è possibile lasciare le pasquinate non più attaccandole alla statua, ma in una aposita bacheca posta ai piedi di Pasquino.






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