Mostra dell’Acquedotto del Peschiera in piazzale degli Eroi

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  © Photo Massimo Gaudio Fontana del Peschiera L'approviggionamento idrico della Capitale è stato preso in forte considerazione sin dai tempi dell'Antica Roma, infatti vi giungono acquedotti da ogni parte. In passato era usanza celebrare la parte terminale di un acquedotto con una sontuosa mostra. Celebri sono la Fontana dell'Acqua Paola sul Gianicolo oppure la Fontana del Mosè come mostra dell'Acquedotto Felice nel rione Castro Pretorio o anche, sempre nello stesso rione in piazza della Repubblica, la Fontana delle Naiadi come mostra della Pia Acqua Marcia. Proprio quest'ultima è stata di ispirazione nella creazione della Fontana del Peschiera che si trova in piazzale degli Eroi nel quartiere Trionfale. La fontana è la mostra dell'Acquedotto della Peschiera, uno dei maggiori in Europa, che ha origini presso le sorgenti naturali che si trovano vicino Cittàducale in provincia di Rieti. I lavori iniziarono nel 1937 che terminarono nel 1949 con l'inaugurazi

I "cocci" di Monte Testaccio

 © Photo Massimo Gaudio

Monte Testaccio in via di Monte Testaccio vicino all'ex Mattatotio

A Roma oltre i famosi Sette colli che si trovano a destra del fiume Tevere, ce n'è un'altro che non è stato creato dalla natura, ma bensì dall'uomo. Il suo nome è Monte Testaccio.
E' conosciuto popolarmente come Monte dei Cocci, si trova nell'omonimo rione e sorge a pochi metri dall'ex Mattatoio nella zona portuale fluviale di Ripa grande ai tempi dell'antica Roma. Il porto era un importante punto di riferimento per lo scarico delle merci che risalivano lungo il fiume Tevere provenienti da tutte le province romane. Le merci viaggiavano all'interno di diversi contenitori tra cui le anfore. Quelle usate per il trasporto di prodotti agricoli venivano riutilizzate, ma quelle dedicate al tresporto oleario, per via dei residui che si accumulavano sulle pareti delle stesse, non potevano essere riutilizzate per una questione igienica e quindi in modo ordinato venivano "smaltite". 
Fu individuata una zona vicino al porto dove accatastare i "cocci" delle anfore rotte ed ogni volta veniva gettata sopra la calce per eliminate gli inconvenienti causati dalla decomposizione dell'olio e questa si è dimostrata un ottimo collante che ha creato una stabilità nel monte attraverso i secoli.
L'accumulo di questi cocci e di frammenti di anfore, è stato possibile soltanto attraverso una loro diligente collocazione attaverso il trasporto con carri che ricolmi vi salivano attraverso una rampa e sue piccole strade. L'accumulo si è svolto tra il periodo augusteo e la metà del III sec. d.C., portando l'altezza del monte a 54 metri per un diametro di circa 1 chilometro. 
Il monte è una fonte storica che documenta lo sviluppo economico dell'impero romano ed i scambi commerciali tra Roma e le sue province ed attraverso i marchi di fabbrica impressi sulle anfore e le scritte su di esse, è possibile sapere il nome dell'esportatore, il contenuto e la data, così da conoscere più a fondo le abitudini alimentari nell'antica Roma.




Particolare dei "cocci"


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