Fontana dell'Orso

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  Nel rione Ponte una volta la famiglia Orsini aveva alcune proprietà ed in ricordo di questo si trova via dell'orso. Il Comune di Roma oltre a dedicare una strada agli Orsini, agli inizi del XX secolo ha fatto costruire la Fontana dell'Orso che si trova in via di Monte Brianzo. Di costruzione molto semplice, si trova addossata alla parete laterale interna sotto il Lungotevere Marzio, costituita da una testa di orso in bronzo fissata su una lastra di travertino all'interno di una cornice con arco, dalla cui bocca fuoriesce un singolo getto d'acqua che viene raccolto in una vasca anch'essa in travertino sorretta da un piedistallo. Sopra la testa dell'orso c'è lo stemma del Comune e sotto la scritta ACQUA VERGINE,  questo significa che l'acqua che fuoriesce è la stessa che passa nell'acquedotto che porta l'acqua alle più belle e grandi fontane di Roma come ad esempio la  Fontana dei Leoni ,  Barcaccia ,  Fontana di Trevi, Fontana di piazza Colonna

I "cocci" di Monte Testaccio

 © Photo Massimo Gaudio

Monte Testaccio in via di Monte Testaccio vicino all'ex Mattatotio

A Roma oltre i famosi Sette colli che si trovano a destra del fiume Tevere, ce n'è un'altro che non è stato creato dalla natura, ma bensì dall'uomo. Il suo nome è Monte Testaccio.
E' conosciuto popolarmente come Monte dei Cocci, si trova nell'omonimo rione e sorge a pochi metri dall'ex Mattatoio nella zona portuale fluviale di Ripa grande ai tempi dell'antica Roma. Il porto era un importante punto di riferimento per lo scarico delle merci che risalivano lungo il fiume Tevere provenienti da tutte le province romane. Le merci viaggiavano all'interno di diversi contenitori tra cui le anfore. Quelle usate per il trasporto di prodotti agricoli venivano riutilizzate, ma quelle dedicate al tresporto oleario, per via dei residui che si accumulavano sulle pareti delle stesse, non potevano essere riutilizzate per una questione igienica e quindi in modo ordinato venivano "smaltite". 
Fu individuata una zona vicino al porto dove accatastare i "cocci" delle anfore rotte ed ogni volta veniva gettata sopra la calce per eliminate gli inconvenienti causati dalla decomposizione dell'olio e questa si è dimostrata un ottimo collante che ha creato una stabilità nel monte attraverso i secoli.
L'accumulo di questi cocci e di frammenti di anfore, è stato possibile soltanto attraverso una loro diligente collocazione attaverso il trasporto con carri che ricolmi vi salivano attraverso una rampa e sue piccole strade. L'accumulo si è svolto tra il periodo augusteo e la metà del III sec. d.C., portando l'altezza del monte a 54 metri per un diametro di circa 1 chilometro. 
Il monte è una fonte storica che documenta lo sviluppo economico dell'impero romano ed i scambi commerciali tra Roma e le sue province ed attraverso i marchi di fabbrica impressi sulle anfore e le scritte su di esse, è possibile sapere il nome dell'esportatore, il contenuto e la data, così da conoscere più a fondo le abitudini alimentari nell'antica Roma.




Particolare dei "cocci"


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